Per i seminaristi-teologi, la formazione
fu resa più “aérée”, perché, dopo la
teologia, si potessero fare altri “stages”,
sia per considerare la solidità della
vocazione, sia per abbandonarla,
qualora avessero compreso che non
erano fatti per quella via!.. (Nel 1969, i
seminaristi usciti furono 580!).
«Comunque – continua l’articolista –
il prete di domani, che avrà seguito
queste “riforme post-conciliari”
(sic!), sarà differente dal prete di ieri!..».
Chiaro!.. e il disastro dei Seminari, oggi,
è ancora di molto più evidente e
drammatico! Tutto previsto e… voluto?..
Forse per questo che nella “Lumen
gentium” ci sono solo una quarantina
di righe che parlano del “prete”,
mentre ne sono state usate ben 400
per parlare dei “laici”!
In questa nuova atmosfera, è tornato a
galleggiare il problema del “celibato
sacerdotale”, un argomento che interessa
molto alla Massoneria, perché,
eliminato anche quello, si arriverà all’esaurimento
delle vocazioni, all’asfissìa
del sacerdozio cattolico e, di
conseguenza, alla disgregazione delle
parrocchie, i cardini della Chiesa!
Rimane inaudita, perciò, l’intervista
del card. Suenens (12 maggio 1970) a
“Le Monde” sul celibato ecclesiastico:
«La questione del celibato – disse –
non è la più importante. Il vero
“punctum dolens” riguarda, piuttosto,
il modo di concepire il governo
della Chiesa e l’applicazione dei
principii emersi dal Concilio. Da un
punto di vista, strettamente legale
(?!), il Papa, certamente, ha il diritto
di bloccare, come ha fatto, la richiesta
olandese di riesaminare il problema
del matrimonio dei preti. È tuttavia
inconcepibile che, nella Chiesa,
una tale questione possa essere decisa
senza un vero dialogo a livello
delle Chiese locali, senza un incontro
con le Chiese cattoliche di Rito
Orientale, senza un autentico dibattito
a livello collegiale o sinodale».
Così, il cardinale Suenens ha colpito il
“Primato del Pontefice”, pretendendo
la soluzione dei problemi (celibato,
controllo delle nascite, ecc.) a base di
dibattiti all’interno della Chiesa. È un
linguaggio, il Suo, che si allineava a
quello di Hans Küng: «L’argomento
determinante per il Papa è che egli si
è sentito negato all’insegnamento ufficiale,
proposto, come definitivo, dei
suoi predecessori e dell’Episcopato
della prima metà del secolo. Ora,
questo farà portare la Chiesa a una
verifica critica delle sue concessioni
di autorità, magistero, formulazione
dottrinale, dogma e, soprattutto, di
infallibilità»!
Un parlare che dice chiaramente che,
tanto per Suenens quanto per Küng, il
loro “prete” non è più quello voluto
da sempre dalla Chiesa, ma quello
voluto dalla Chiesa Olandese del
card. Alfrink, e cioè quello voluto
dalla Massoneria: il “prete spretato”!
Ora, è già da anni che siamo su questa
strada! Per esempio, alla TV tedesca si
son visti degli studenti di teologia (di
una Diocesi tedesca!) che, durante la
celebrazione della Messa, leggevano
degli scritti di Marx. Ma anche nelle
loro camere, al posto del Crocifisso,
si potevano vedere ritratti di Mao, di
Che Guevara, di Camilo Torres, di
Fidel Castro... (“Beda-Kreis” del
15.1.1972).
Continua...